Ho sempre letto molto sin da bambina e quando ho imparato a scrivere senza alcun errore, invogliata dalla mia maestra ho iniziato ad amare la scrittura con la quale potevo esprimere idee e sentimenti. Oltretutto ero motivata anche a casa: nella mia famiglia la lettura era sempre al primo posto tanto che i miei genitori e i miei zii non mancavano mai, ad ogni occasione, di regalarmi libri, albi a fumetti e riviste di storia e di scienze naturali. Man mano la pedagogia familiare divenne una vera passione personale e anche l’interesse per la scrittura accrebbe, tant’è vero che già da ragazzina scrivevo articoli per il giornalino della scuola.
Per la mia formazione di psicologa dell’educazione e per la professione di dirigente scolastico, che definirei privilegiata sul piano delle relazioni interpersonali e istituzionali, ho avuto l’opportunità di frequentare moltissime persone di ogni età, di osservarne i comportamenti, le qualità e le specificità, i sentimenti e i modi di ragionare. Una conoscenza diretta che, assieme alla costante abitudine di approfondire tematiche specifiche legate alla professione, mi ha consentito di costruire un inventario di storie e personaggi che fossero da un lato oggetto di studio, dall’altro una miniera di situazioni reali a cui riferirmi sia nella produzione sia tecnico-professionale che letteraria.
La scrittura non ha ingredienti che si mescolano e si combinano rispettando rigidi tempi di composizione e poi di cottura leggendo una ricetta o concretizzando un estro spontaneo, al contrario è un intreccio fluido ma meditato di idee e di documentazioni e di un’attenta osservazione delle persone, come dicevo poco fa, che si congiungono in un’ispirazione e si rivelano in una storia articolata, nei personaggi, in una o più ambientazioni, e si riferiscono al tempo storico che si sceglie come sfondo di narrazione.
Per far questo occorre studiare molto perché scrivere un romanzo non si improvvisa; è obbligatorio cercare di cogliere il miglior punto di vista, lavorare sullo stile, che matura nel tempo, procedere a molte revisioni e avere il coraggio di buttare al cestino parti o pagine inutili. Non sempre ci si riesce: l’importante è essere critici con sé stessi, quindi affidarsi ad alcuni beta reader e al parere di un bravo editor, senza però mai rinnegare la propria produzione, al di là di qualsiasi moda commerciale.
La scrittura è un’arte e per questo va rispettata come tale.
Quando
finisce di scrivere un libro chi lo legge per primo?
Sempre mio marito che è un saggista, poi alcune amiche beta reader che sono accanite lettrici, molto severe e senza peli sulla lingua.
Nel caso de “Il codice del violino” ho partecipato al concorso della IX edizione del Premio Nazionale Letteratura Contemporanea indetto dalla LCE, Laura Capone Editore che ha selezionato e pubblicato gratuitamente il mio romanzo storico.
Ci parli
del suo romanzo dal titolo “Il codice del violino”. Qual è l’idea che l'ha
portata a scrivere questa storia?
Rispondo con una frase tratta dal mio libro: “Soltanto la storia è testimone degli eventi.” E con un’altra: “se guardo avanti vedo delinearsi il profilo di
una donna che cerca indipendenza”.
È il binomio su cui si snoda la trama del romanzo e che rappresenta due dei punti forti della mia scelta culturale ed esistenziale, unitamente ai valori dell’affettività e della autonomia decisionale, senza distinzione di sesso né di status sociale.
Sono un’appassionata di storia e di vicende femminili complesse che legittimino la logica sottesa al riconoscimento dei diritti di tutti e di ciascuno, soprattutto delle donne che offrono alla “Storia” le loro vicende di vita, anche se si mettono in una posizione di apparente evidenza che, in alcuni casi, non potrebbe corrispondere alla realtà dei fatti.
La protagonista del romanzo ne è l’emblema perché sceglie di rimanere nell'anonimato di donna “comune”, intesa come qualunque persona che conduce una vita apparentemente ordinaria ma trova in sé le risorse per renderla speciale per gli altri e per la collettività.
Gisella Lia Sartori è interprete assoluta che riesce a dare il proprio contributo all’esito della seconda guerra mondiale, pur con gravi compromissioni e sofferenze.
Scrivere questo nuovo libro, è stata una scelta ostinata e articolata perché ho scelto di utilizzare prevalentemente la narrativa diaristico-autobiografica, sebbene il romanzo si estenda anche alla descrizione in terza persona nei momenti cruciali del romanzo in cui prevalgono l’intrigo e la doppia personalità della protagonista, nell’antefatto e nella conclusione che coinvolgono il violinista Renè che, con il suo violino, fa da filo conduttore a tutto il libro.
Cosa vuole
trasmettere ai lettori con il suo nuovo romanzo?
Affermo spesso che i romanzi storici attraversano la storiografia ufficiale, e ne fanno opera di divulgazione ponendo in evidenza le storie di vita di chi ha vissuto in quei contesti, pur essendo, come nel nostro caso frutto di fantasia.
Il primo messaggio è la possibilità che una donna vissuta nel periodo del regime fascista e dell’occupazione nazista riesca a compiere scelte e azioni straordinariamente differenti da quelle delle altre donne dell’epoca.
Il secondo è la scrittura di un mio nuovo romanzo storico che mettesse in evidenza quanto le storie personali, verosimili e saldamente ancorate al contesto storiografico effettivo, possano generare riflessione per lasciare traccia nel vissuto di ciascuno di noi.
Il terzo, che un libro di questo genere fungesse da calamita per alimentare la memoria ormai disconosciuta del passato e la consapevolezza di coloro che, pur nell’oscurità reale o immaginaria, ci hanno accompagnato nel presente. Il libro è la provocazione per un revival della conoscenza storica del ’900 che, ormai in genere, appassiona pochi lettori e soprattutto pochi giovani.
L’ultimo messaggio è dato dal senso che può dare all’esistenza una chiave simbolica di lettura come quella musicale e, in questo caso, il suono di un violino che costituisce il legame indissolubile tra due amanti dispersi nel tempo, per i quali il codice di comunicazione è rappresentato dalle note e non solo, perchè il codice esiste veramente e lo si potrà scoprire nella narrazione.
Quanto alle conseguenze e ai risvolti che le vicende storiche del ‘900 hanno prodotto in termini emotivi, affettivi e materiali, nelle popolazioni e nelle singole persone, è possibile immaginarle, studiarne le testimonianze o ascoltarne i resoconti e le esperienze anche dalle persone ancora viventi che le hanno vissute sulla propria pelle. Quindi il passaggio successivo del processo ha mirato a tradurre la storia in un romanzo in cui prevalgano i sentimenti e le azioni in cui ogni lettore/lettrice possa riconoscersi.
Sta
lavorando a dei nuovi progetti in questo momento?
Il prossimo lavoro non sarà un romanzo bensì una raccolta di dieci novelle storiche, concluse da poco, che partono dalle leggende del primo re di Roma e percorrono il medioevo, l’epoca dei lumi, il rinascimento, il risorgimento e le due guerre mondiali, fino a proiettarsi nel futuro. Anche in quest’opera le protagoniste sono donne che si propongono alternando le voci femminili o di chi nella finzione narrativa parla al posto loro. Insomma, un’altra sfida.
Sempre mio marito che è un saggista, poi alcune amiche beta reader che sono accanite lettrici, molto severe e senza peli sulla lingua.
Nel caso de “Il codice del violino” ho partecipato al concorso della IX edizione del Premio Nazionale Letteratura Contemporanea indetto dalla LCE, Laura Capone Editore che ha selezionato e pubblicato gratuitamente il mio romanzo storico.
Rispondo con una frase tratta dal mio libro: “Soltanto la storia è testimone degli eventi.” E con un’altra: “se guardo avanti vedo delinearsi il profilo di
una donna che cerca indipendenza”.
È il binomio su cui si snoda la trama del romanzo e che rappresenta due dei punti forti della mia scelta culturale ed esistenziale, unitamente ai valori dell’affettività e della autonomia decisionale, senza distinzione di sesso né di status sociale.
Sono un’appassionata di storia e di vicende femminili complesse che legittimino la logica sottesa al riconoscimento dei diritti di tutti e di ciascuno, soprattutto delle donne che offrono alla “Storia” le loro vicende di vita, anche se si mettono in una posizione di apparente evidenza che, in alcuni casi, non potrebbe corrispondere alla realtà dei fatti.
La protagonista del romanzo ne è l’emblema perché sceglie di rimanere nell'anonimato di donna “comune”, intesa come qualunque persona che conduce una vita apparentemente ordinaria ma trova in sé le risorse per renderla speciale per gli altri e per la collettività.
Gisella Lia Sartori è interprete assoluta che riesce a dare il proprio contributo all’esito della seconda guerra mondiale, pur con gravi compromissioni e sofferenze.
Scrivere questo nuovo libro, è stata una scelta ostinata e articolata perché ho scelto di utilizzare prevalentemente la narrativa diaristico-autobiografica, sebbene il romanzo si estenda anche alla descrizione in terza persona nei momenti cruciali del romanzo in cui prevalgono l’intrigo e la doppia personalità della protagonista, nell’antefatto e nella conclusione che coinvolgono il violinista Renè che, con il suo violino, fa da filo conduttore a tutto il libro.
Affermo spesso che i romanzi storici attraversano la storiografia ufficiale, e ne fanno opera di divulgazione ponendo in evidenza le storie di vita di chi ha vissuto in quei contesti, pur essendo, come nel nostro caso frutto di fantasia.
Il primo messaggio è la possibilità che una donna vissuta nel periodo del regime fascista e dell’occupazione nazista riesca a compiere scelte e azioni straordinariamente differenti da quelle delle altre donne dell’epoca.
Il secondo è la scrittura di un mio nuovo romanzo storico che mettesse in evidenza quanto le storie personali, verosimili e saldamente ancorate al contesto storiografico effettivo, possano generare riflessione per lasciare traccia nel vissuto di ciascuno di noi.
Il terzo, che un libro di questo genere fungesse da calamita per alimentare la memoria ormai disconosciuta del passato e la consapevolezza di coloro che, pur nell’oscurità reale o immaginaria, ci hanno accompagnato nel presente. Il libro è la provocazione per un revival della conoscenza storica del ’900 che, ormai in genere, appassiona pochi lettori e soprattutto pochi giovani.
L’ultimo messaggio è dato dal senso che può dare all’esistenza una chiave simbolica di lettura come quella musicale e, in questo caso, il suono di un violino che costituisce il legame indissolubile tra due amanti dispersi nel tempo, per i quali il codice di comunicazione è rappresentato dalle note e non solo, perchè il codice esiste veramente e lo si potrà scoprire nella narrazione.
Quanto alle conseguenze e ai risvolti che le vicende storiche del ‘900 hanno prodotto in termini emotivi, affettivi e materiali, nelle popolazioni e nelle singole persone, è possibile immaginarle, studiarne le testimonianze o ascoltarne i resoconti e le esperienze anche dalle persone ancora viventi che le hanno vissute sulla propria pelle. Quindi il passaggio successivo del processo ha mirato a tradurre la storia in un romanzo in cui prevalgano i sentimenti e le azioni in cui ogni lettore/lettrice possa riconoscersi.
Il prossimo lavoro non sarà un romanzo bensì una raccolta di dieci novelle storiche, concluse da poco, che partono dalle leggende del primo re di Roma e percorrono il medioevo, l’epoca dei lumi, il rinascimento, il risorgimento e le due guerre mondiali, fino a proiettarsi nel futuro. Anche in quest’opera le protagoniste sono donne che si propongono alternando le voci femminili o di chi nella finzione narrativa parla al posto loro. Insomma, un’altra sfida.
