È disponibile in libreria e negli store digitali “Le Negazioni”, il nuovo romanzo dello scrittore Marco Gottardi, pubblicato da Emersioni.
Abbiamo intervistato lo scrittore per conoscerlo meglio e scoprire i suoi progetti.
Per rompere subito il ghiaccio, siamo curiosi di sapere come è avvenuto il tuo inizio da scrittore.
È una cosa innata che porto dentro da chissà quando, quella della scrittura, forse da qualche vita precedente, ma se vogliamo fissare un inizio dovremmo risalire agli anni delle scuole elementari. A otto anni la maestra mi aveva soprannominato “lo Scrittore”, già scrivevo pagine e pagine nei quaderni e d’estate giocavo a fare lo scrittore con la vecchia Olivetti di mio padre. Ho sempre subito il fascino della parola, ho sempre letto molto e già prima dei diciotto anni avevo un bel po’ di poesie pronte da pubblicare. Poi con l’università e con le esperienze della vita ho affinato gli strumenti, per così dire, mi sono messo alla prova collaborando con riviste culturali, fino ad approdare alla narrativa. Adesso scrivo solo romanzi, e riempio ancora le pagine dei miei taccuini come facevo da bambino…
È una cosa innata che porto dentro da chissà quando, quella della scrittura, forse da qualche vita precedente, ma se vogliamo fissare un inizio dovremmo risalire agli anni delle scuole elementari. A otto anni la maestra mi aveva soprannominato “lo Scrittore”, già scrivevo pagine e pagine nei quaderni e d’estate giocavo a fare lo scrittore con la vecchia Olivetti di mio padre. Ho sempre subito il fascino della parola, ho sempre letto molto e già prima dei diciotto anni avevo un bel po’ di poesie pronte da pubblicare. Poi con l’università e con le esperienze della vita ho affinato gli strumenti, per così dire, mi sono messo alla prova collaborando con riviste culturali, fino ad approdare alla narrativa. Adesso scrivo solo romanzi, e riempio ancora le pagine dei miei taccuini come facevo da bambino…
Come è nata l’idea per questo romanzo?
La genesi di questo lavoro è molto diversa rispetto ai due romanzi precedenti. Qui, prima della storia, prima di tutto, c’è un’idea di teoria letteraria nuova, basata sul concetto di negazione, che mi ero convinto di mettere alla prova nella forma di un romanzo. Si trattava di raccontare i fatti non come accadevano ma come non accadevano, di descrivere i personaggi non per le caratteristiche che avevano ma per le qualità che non possedevano, ovvero di fare un’operazione simile a quella dello scultore, che toglie per far sì che resti l’opera. La storia è venuta dopo, ed era un’idea che mi girava per la testa da un po’: continuavo a immaginare una porta che sbatte, un litigio, un addio perentorio, secco, insomma la fine di un rapporto. E quella fine è diventata l’inizio del romanzo…
La genesi di questo lavoro è molto diversa rispetto ai due romanzi precedenti. Qui, prima della storia, prima di tutto, c’è un’idea di teoria letteraria nuova, basata sul concetto di negazione, che mi ero convinto di mettere alla prova nella forma di un romanzo. Si trattava di raccontare i fatti non come accadevano ma come non accadevano, di descrivere i personaggi non per le caratteristiche che avevano ma per le qualità che non possedevano, ovvero di fare un’operazione simile a quella dello scultore, che toglie per far sì che resti l’opera. La storia è venuta dopo, ed era un’idea che mi girava per la testa da un po’: continuavo a immaginare una porta che sbatte, un litigio, un addio perentorio, secco, insomma la fine di un rapporto. E quella fine è diventata l’inizio del romanzo…
Cosa legge Marco Gottardi? Quanti libri leggi in un anno?
Sono stato un lettore incosciente, onnivoro, senza metodo. Sono passato dai poeti maledetti a Stephen King, ho trascorso una lunga stagione dentro testi medievali di filosofia e teologia, per puro piacere, sono approdato alla narrativa più tardi, lasciandomi folgorare dall’estetismo di Wilde e D’Annunzio, innamorandomi con e di Nabokov, fino a trovare i miei due ‘maestri’: William Faulkner e Juan Carlos Onetti, senza scordare quel genio di Julio Cortázar. I sudamericani hanno un’intonazione e uno stile che meglio si accorda al mio modo di intendere la letteratura. Onetti per me è il migliore, non solo tra i sudamericani, in generale intendo.
Sono stato un lettore incosciente, onnivoro, senza metodo. Sono passato dai poeti maledetti a Stephen King, ho trascorso una lunga stagione dentro testi medievali di filosofia e teologia, per puro piacere, sono approdato alla narrativa più tardi, lasciandomi folgorare dall’estetismo di Wilde e D’Annunzio, innamorandomi con e di Nabokov, fino a trovare i miei due ‘maestri’: William Faulkner e Juan Carlos Onetti, senza scordare quel genio di Julio Cortázar. I sudamericani hanno un’intonazione e uno stile che meglio si accorda al mio modo di intendere la letteratura. Onetti per me è il migliore, non solo tra i sudamericani, in generale intendo.
In Italia si leggono pochi libri. Un problema culturale?
La cultura oggi si può assimilare anche attraverso altre fonti, dalla radio, dalla tv, dal web, ci sono molti modi per informarsi e apprendere, anche se ritengo che i libri restino il canale privilegiato di trasmissione della cultura. Leggendo un libro puoi dialogare con una persona, l’autore, vissuta magari duemila anni fa, è un miracolo. Il problema, semmai, è dell’editoria contemporanea che ha abituato i lettori a fare sempre meno fatica, dando loro in pasto libri senza spessore, spesso scritti male o in modo banale, e ciò ha fatto proliferare gli pseudoscrittori, con il risultato che oggi si pubblica di tutto, tutti fanno libri e nessuno (o quasi) fa più letteratura, che è molto diverso dallo scrivere un libro. Se si abbassa il livello culturale dalla fonte, dall’editoria intendo, si crea una platea di lettori poco avveduti, svogliati, con una ridotta capacità critica e così si finisce con il mortificare il loro stesso interesse, con il risultato che saranno loro stessi a perdere la voglia di leggere. Ecco perché oggi si leggono pochi libri e se ne stampano troppi. È assurdo…
La cultura oggi si può assimilare anche attraverso altre fonti, dalla radio, dalla tv, dal web, ci sono molti modi per informarsi e apprendere, anche se ritengo che i libri restino il canale privilegiato di trasmissione della cultura. Leggendo un libro puoi dialogare con una persona, l’autore, vissuta magari duemila anni fa, è un miracolo. Il problema, semmai, è dell’editoria contemporanea che ha abituato i lettori a fare sempre meno fatica, dando loro in pasto libri senza spessore, spesso scritti male o in modo banale, e ciò ha fatto proliferare gli pseudoscrittori, con il risultato che oggi si pubblica di tutto, tutti fanno libri e nessuno (o quasi) fa più letteratura, che è molto diverso dallo scrivere un libro. Se si abbassa il livello culturale dalla fonte, dall’editoria intendo, si crea una platea di lettori poco avveduti, svogliati, con una ridotta capacità critica e così si finisce con il mortificare il loro stesso interesse, con il risultato che saranno loro stessi a perdere la voglia di leggere. Ecco perché oggi si leggono pochi libri e se ne stampano troppi. È assurdo…
Stai lavorando ad un nuovo romanzo?
A dire il vero ho in mente altri tre romanzi. Peccato non poterli scrivere tutti assieme! Un paio attendono in fase embrionale, sono libri moderni con personaggi disincantati e scanzonati, scritti con uno stile agile, fresco, contemporaneo ma con quel velo poetico che è la mia cifra distintiva anche adesso che ho smesso di fare il poeta. Sto lavorando su quello più promettente, a mio avviso, incentrato sul tema del tempo, della memoria, delle radici. E su questo sto facendo un lavoro stilistico diverso, più profondo, con un respiro più ampio e solenne, più tradizionale per certi versi, ma anche decisamente più maturo ed equilibrato.
A dire il vero ho in mente altri tre romanzi. Peccato non poterli scrivere tutti assieme! Un paio attendono in fase embrionale, sono libri moderni con personaggi disincantati e scanzonati, scritti con uno stile agile, fresco, contemporaneo ma con quel velo poetico che è la mia cifra distintiva anche adesso che ho smesso di fare il poeta. Sto lavorando su quello più promettente, a mio avviso, incentrato sul tema del tempo, della memoria, delle radici. E su questo sto facendo un lavoro stilistico diverso, più profondo, con un respiro più ampio e solenne, più tradizionale per certi versi, ma anche decisamente più maturo ed equilibrato.
