Classe 2003, determinazione da vendere e una visione artistica sorprendentemente matura: Pete Jersey è una delle voci più interessanti e fresche del nuovo panorama indipendente italiano. Dopo il debutto, il giovane cantautore torna a far parlare di sé con “Come due acrobati”, il secondo tassello che anticipa l'atteso EP d'esordio “Storie D'annate”.

Il brano è un perfetto corto circuito emozionale: se il testo scava con intimità nelle fragilità dei rapporti moderni, nella paura di fare il primo passo e nello "scollegamento" sociale tipico dell'era degli smartphone, il sound viaggia su coordinate opposte, esplodendo in un synth-pop energico e travolgente che strizza l'occhio alle atmosfere anni '80 di Giorgio Moroder e alle intuizioni contemporanee di The Weeknd.

In questa intervista per Odalis News, Pete Jersey ci ha raccontato la genesi del suo progetto, la necessità di ritrovare una connessione reale oltre le apparenze e la sua ambizione di portare una ventata di positività e internazionalità nella musica italiana.
A seguire, l'intervista...

Ciao Pete, benvenuto su Odalis News! Rompiamo il ghiaccio: sei giovanissimo, classe 2003, ma hai già le idee molto chiare sulla tua estetica musicale. Ti va di raccontare ai nostri lettori chi è Pete Jersey e come ti sei avvicinato alla musica?
Pete Jersey è simbolo di costante rinascita e determinazione. Incarna lo spirito di quei giovani che vogliono combattere per i propri sogni. Mi sono avvicinato alla musica tramite la passione e l'osservazione della realtà circostante.

Il 22 maggio è uscito “Come due acrobati”, il secondo tassello che anticipa il tuo EP d’esordio “Storie D'annate”. Ci racconti come e quando è nato questo brano e cosa ti ha spinto a tradurre in musica una storia così personale?
Le idee nascono nel periodo post-pandemia. Con la parola "personale" intendo dire che mi riconosco a pieno nella fragilità delle connessioni che la società attuale vive. "Come due Acrobati" parla della paura di fare il primo passo e di uscire dalla propria comfort zone. La visione di "Storie D'annate" è spinta dal desiderio di farci aprire gli occhi e ridarci consistenza, in un mondo fatto di apparenze che si sgretolano ogni giorno di fronte a noi.

Nel brano c'è un contrasto affascinante: un testo intimo sulla paura di fare il primo passo e un sound energico che unisce il pop anni '80 a Giorgio Moroder e The Weeknd. Quali sensazioni ed emozioni speri di regalare a chi ascolta questo pezzo?
Voglio trasmettere tutta l'energia e la positività che mancano in situazioni di questo tipo. Ciò che mi aspetto da questa canzone è che i protagonisti alla fine riescano a rompere le barriere e fare quel passo verso l'altro.
Quindi, facendo una citazione del brano, che il cielo possa illuminare il sentiero di chi lo ascolta.

“Storie d’annate” nasce osservando la realtà e lo "scollegamento" dei giovani di oggi, spesso più vicini agli smartphone che ai rapporti reali. Restando in tema di attualità, cosa ne pensi dell’attuale scena indipendente italiana? Pensi che ci sia spazio per un sound synth-pop internazionale come il tuo?
Sono sicuro che il panorama italiano non si perderà l'occasione di accogliere un sound internazionale e all'avanguardia come quello proposto da me e il mio team.
Credo che in Italia manchi ancora un giovane artista capace di rappresentare un nuovo immaginario culturale, coinvolgendo l'intero Paese in una visione positiva e di rinascita, attraverso un'identità forte e un sound capace di rompere le barriere tra la musica italiana e quella globale.

Grazie per essere stato con noi! Per concludere, oltre all'uscita dell'EP, quali sono i tuoi progetti futuri? C'è già in mente qualche live o una dimensione daccapo per portare queste "Storie D'annate" sul palco?
Ho già un live in programma nella mia città.
Ho intenzione di coinvolgere musicisti per avviare un meccanismo di esibizioni live instancabile ed incisivo.