“Omicidi d'Autore” di Aldo Silva: “Questo libro nasce dal piacere che ho sempre coltivato per i thriller”


Milano è travolta da una serie di omicidi di giovani donne. Tutte corrispondono ad un unico tipo. Tutte more, tutte molto belle e con la stessa corporatura. I corpi vengono rinvenuti in alcune aree verdi della città. Sono tutte nude, tutte messe in posa come se dovessero essere fotografate e tutte hanno una rosa rossa appoggiata sul ventre.
L'Ispettore Nico Loverso della squadra omicidi si trova ad affrontare un caso delicato e contorto, una difficile matassa da sbrogliare che lo porta ad indagare alcuni sospetti che sembrano per alcuni versi adattarsi alla figura dell'assassino. Molte piste vengono seguite, ma sembra che il colpevole riesca sempre a farla franca. Poi, però, un'intuizione del collega Daccò e l'identificazione della pianta, da cui proviene un granulo di polline rinvenuto tra i capelli di una delle vittime, mettono l'Ispettore sulla strada giusta. Il finale, con un esito inaspettato, rivelerà finalmente il nome dell'assassino.

In questa intervista lo scrittore Aldo Silva ci racconta il suo ultimo romanzo “Omicidi d'Autore” edito da CTL Editore.
 
Per rompere subito il ghiaccio, siamo curiosi di sapere come è avvenuto il suo inizio da scrittore.
Ho sempre avuto il piacere di scrivere. Fin da ragazzo mi cimentavo con brevi racconti, tratti da fatti accaduti, come commento Ma, spesso, anche creati dalla mia fantasia. Poi con gli anni ho cominciato a scrivere dei romanzi ed è diventato un piacevole secondo lavoro che spero abbia presto uno sbocco positivo e gratificante.
 
Come nasce l'idea di questo libro?
Questo libro nasce dal piacere che ho sempre coltivato per i thriller, da Conan Doyle alla Christie fino ai più moderni. Ho sempre avuto il piacere dell’intrigo e mi sono cimentato spesso nello scrivere romanzi dove la sfida tra chi legge e chi scrive è sempre presente. Amo celare il colpevole fino alla fine ponendo varie piste all’esame del lettore e sfidandolo a scoprire il colpevole prima della fine del romanzo.  
 
Perché ha scelto di ambientare il suo romanzo proprio a Milano?
Io sono di Milano e mi è venuto spontaneo e anche facile ambientare le storie in una città che conosco da sempre.
 
Cosa legge Aldo Silva? Quanti libri leggi in un anno?
Leggo abitualmente biografie di personaggi storici (Napoleone, Enrico VIII, Maria Stuarda, Robespierre, Giuseppe Verdi, Chopin Mozart, Puccini, e altri) o comunque libri che abbiano un aggancio con la storia. Attualmente, però, sto leggendo dei thriller inglesi di Angela Marsons e di Robert Bryndza. Ho anche letto due ottimi libri di Claudio Colombi: La Bibbia di Kolbrin e Corallo, oltre ad alcuni thriller di Jeffery Deaver e altri di Ken Follett. In un anno posso leggere dai 10 ai quindici libri. Dipende dal numero di pagine e dal tempo disponibile.
 
In Italia si leggono pochi libri. Un problema culturale?
Sicuramente. E oltretutto la massa della gente non sa più scrivere, come se quello che hanno imparato a scuola sia diventato superfluo. Oggi i troppi messaggini pieni di abbreviazioni idiote hanno distrutto nelle persone il piacere di scrivere ma soprattutto di raccontare.
 
Sta lavorando ad un nuovo romanzo?
Si. Ho iniziato da poco un altro thriller molto particolare nell’intento, ma che necessita ancora di molte ricerche e approfondimenti prima che possa vedere la luce.