Con “Niente” Valentina Indelicato firma un brano essenziale e introspettivo, in cui l’assenza diventa spazio di riflessione e ascolto. Il singolo nasce dall’incontro tra una solida formazione musicale e una scrittura cantautorale libera, capace di trasformare sensazioni intime in racconto condiviso.
In
questa intervista per Odalis News,
l’artista approfondisce il dialogo tra disciplina e creatività, il rapporto con
il proprio passato e il modo in cui la musica può dare voce anche a ciò che
sembra invisibile, accompagnando l’ascoltatore in un percorso di consapevolezza
emotiva.
Dai 5 anni vivi tra danza, teatro, musica: quanto senti che “Niente” raccoglie tutte queste parti di te?
“Niente” è come uno specchio che riflette tutto ciò che sono. In questo brano le sfumature di me a cui tengo di più si incontrano, si intrecciano e respirano insieme, dando forma a un piccolo universo che mi appartiene.
Da studentessa di violino e canto jazz, come concili la tua disciplina accademica con la libertà della scrittura cantautorale?
La disciplina accademica è la mia terra sotto ai piedi mentre la scrittura è l’aria che mi attraversa. È un delicato equilibrio tra regola e istinto, tra sicurezza e creatività: questi ingredienti, insieme, danno vita a un modo più libero, autentico e vero di comunicare.
In questo brano sembri parlare alla versione più giovane di te: è così?
Anche ma non solo. Non si riferisce a un solo momento specifico della mia vita, ma ad alcune sensazioni che riconosco ancora in me. È un modo per accogliere e dare voce a ciò che ero per comprendere come quel sentire si intrecci con ciò che sono oggi.
Quanto del tuo vissuto reale entra nelle tue canzoni e quanto invece resta taciuto?
Entrano frammenti, impressioni, sensazioni.
Ciò che resta taciuto non sparisce del tutto, ma convive accanto a ciò che scelgo di raccontare, lasciandosi accarezzare dalla musica.
C’è una parte di te che “Niente” ha cambiato o riportato alla luce?
“Niente” mi ha permesso di dare nome a cose che avevo messo in secondo piano, consentendomi di guardarmi dentro con delicatezza, senza fretta e senza filtri.
Qui, ho riscoperto la mia stessa voce, ma in un modo diverso.
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