Con il nuovo album “A Gambler’s Demise”, gli State Of Neptune tornano a interrogarsi sul tema dell’identità e del cambiamento. Dall’apertura con “Now I Remember My Face Again” fino alle riflessioni sul bambino interiore e sulla curiosità come motore creativo, il disco racconta un percorso di crescita personale e collettiva. In questa intervista la band parla del rapporto con il passato, del rischio di perdersi lungo il cammino e della scelta di lasciar andare le etichette per sorprendersi ancora.
“Now I Remember My Face Again” apre il disco parlando di identità. Che rapporto avete oggi con le vostre versioni passate?
Pensiamo che il nostro passato sia sempre dentro di noi, in positivo e in negativo, ma anche qualcosa che non debba prendere il sopravvento sul nostro presente. Farsi accecare dalla nostalgia o farsi vincolare da un vecchio trauma, per quanto possa comprensibilmente capitare a tutti, è una trappola subdola che impedisce la crescita emotiva e razionale della persona.
Crescere significa inevitabilmente cambiare: quando avete sentito il rischio di perdere il contatto con ciò che eravate?
Negli ultimi anni abbiamo tutti e tre attraversato delle fasi complesse, come individui e come band, rimanendo però sempre uno a fianco all’altro. In questi periodi c’è sempre il rischio di farsi sopraffare e perdere il senso profondo del perché si ama fare certe cose, vuoi per l’abitudine, vuoi per le difficoltà che si sommano. Fare un passo indietro e analizzare più lucidamente le proprie circostanze aiuta a ricostruire il percorso fatto e quindi il sentiero ancora da percorrere.
Nel brano emerge l’importanza del bambino interiore: è un’immagine autobiografica o simbolica?
Entrambe. Non bisogna mai dimenticarsi che si è stati bambini un tempo: non perché bisogna rimanere tali, ma perché “crescere” non dovrebbe essere sinonimo di “svuotarsi”.
Quanto è difficile, oggi, restare curiosi senza diventare ingenui?
Una sana dose di curiosità è semplicemente il motore che ci spinge a fare qualsiasi cosa nella vita. Il senso critico dovrebbe nascere proprio da ciò: più si indaga sulle cose meno possiamo essere ingenui al riguardo. Per questo mantenere una sana dosa di curiosità bambinesca nella vita è così importante, accontentarsi di risposte facili equivale ad essere ingenui.
Pensate che l’identità di una band funzioni come quella di una persona, o segua dinamiche diverse?
Come collettivo di persone una band ha naturalmente un’identità complessa che è la somma di singole identità. Le dinamiche che ne scaturiscono sono però tendenzialmente simili a quelle di una persona in carne e ossa: quel senso di coerenza e armonia generale che si riscontra nelle scelte che prende un singolo individuo si possono intravedere anche nel percorso di una band, sia musicalmente che umanamente.
Guardandovi indietro, cosa sentite di aver salvato e cosa invece avete lasciato andare?
Più è passato il tempo e più abbiamo lasciato andare la necessità di “far quadrare” necessariamente le cose con etichette varie ed eventuali, e abbiamo invece ricercato sempre più la necessità di sorprenderci.
