In un panorama musicale spesso dominato da ritornelli pronti all'uso, i Neida scelgono una strada diversa: quella della musica come atto civile. Il trio, composto da Cristian Maggioli, Enya Ottaviani e Jack Delli, nasce dalla visione di Guido Milani di Mondo REC con l'obiettivo di dare voce a chi spesso non l'ha. Con il nuovo singolo "Dove il cielo si spegne nel mare", la band trasforma una tragica storia di bullismo in un inno alla resilienza e alla speranza. In questa intervista per Odalis News, i Neida ci raccontano come un luogo fisico di San Giuliano Mare sia diventato un rifugio dell'anima e perché, nonostante la giovane età, credano fermamente che ci voglia coraggio per cambiare il mondo.
Ciao ragazzi, benvenuti su Odalis News! Neida è un nome che evoca diverse suggestioni: prima di parlare del nuovo singolo, vi va di raccontarci chi siete e come è nato il vostro sodalizio artistico?
Alla batteria ci sono io ( Cristian Maggioli), alla voce Enya Ottaviani e alle tastiere jack Delli. Il nostro sodalizio artistico è nato principalmente grazie a Guido Milani, fondatore di Mondo REC che ha esaudito il mio desiderio di creare una band e tramite la visione di varie candidature abbiamo scelto chi secondo noi era più affine a questo progetto. Il nostro legame è ogni giorno più forte ed è questo che conferisce ancora maggior valore alla nostra band.
Qual è il nucleo profondo e il significato che si cela dietro il vostro nuovo singolo?
Il brano è concepito come una lettera immaginaria scritta da un ragazzo vittima di bullismo che si è tolto la vita giovanissimo e rivolta a suo fratello. Non è un messaggio di addio rassegnato, ma un invito al coraggio e alla resilienza. Il protagonista rassicura il fratello dicendogli che, nonostante la separazione fisica, il loro legame resta e resterà per sempre indissolubile. Il titolo stesso, "Dove il cielo si spegne nel mare", fa riferimento a un luogo fisico e simbolico a San Giuliano Mare che i due fratelli usavano come rifugio dalle prepotenze. Quel punto all'orizzonte diventa il luogo dell'anima in cui potranno sempre incontrarsi.
Il brano ha una dimensione sonora molto definita: quali sensazioni sperate di scatenare in chi preme "play" per la prima volta?
Speriamo di emozionare e trasmettere anche molta speranza. Vogliamo invitare a lasciarsi "portare su dalla bellezza" per superare il buio e ad avere coraggio per cambiare il mondo proprio come viene detto nel brano, "Ci vuol coraggio per cambiare il mondo e son sicuro che il coraggio tu ce l'hai".
Voi portate una ventata di freschezza: cosa pensate dell’attuale scena indipendente italiana? C’è ancora spazio per la sperimentazione?
Sì, lo spazio per la sperimentazione esiste ancora. In un mercato che tende a premiare suoni standardizzati e ritornelli immediati, molti artisti indipendenti scelgono di esplorare strade alternative. Sperimentare significa anche usare la musica per raccontare storie difficili (come il bullismo ) senza filtri, trasformando la canzone in un atto civile e non solo in un bene di consumo. La ricerca oggi vive nelle nicchie, dove il valore di un'opera non si misura dai numeri rapidi, ma dalla capacità di restare nel tempo e di offrire una prospettiva sonora unica.
Grazie per essere stati con noi! Per concludere, ci salutate con uno spoiler sui vostri progetti futuri?
Per ora niente spoiler su progetti futuri ma il 28 saremo ospiti a SanremoDoc, accanto all’Ariston dove faremo tante interviste e promuoveremo il film di Mondorec, scritto e prodotto da Guido Milani dove io (Cristian Maggioli) sono uno degli attori protagonisti e assieme ovviamente promuoveremo il nostro nuovo inedito che funge da colonna sonora. Speriamo che il futuro ci riservi tante sorprese intano ora non resta che continuare a suonare sempre di più
