Anastasia Anniemore 24: dare voce all’inespresso attraverso un grande mosaico di musica e poesia

 

Un percorso eclettico che unisce rigore classico, studi giornalistici e una profonda urgenza espressiva sbocciata tra poesia e composizione. Nata in Bielorussia e ormai legata a doppio filo all’Italia, Anastasia ha saputo canalizzare il proprio bagaglio di incontri, visioni ed emozioni in un’avventura discografica coraggiosa e sfaccettata. Con il monumentale progetto “Un bacio di fortuna” — un mosaico pensato per accogliere trenta brani inediti affidati a trenta voci differenti — l’autrice e produttrice esplora le pieghe più autentiche dell'animo umano, traducendo in musica quell’“inespresso” in cui ciascuno può riconoscersi.
In questa intervista ci racconta la genesi della sua rinascita creativa, la fiducia nel potere della collaborazione tra artisti indipendenti e le prospettive future di un cammino in continua evoluzione.
 
Ciao Anastasia, benvenuta su Odalis News! Dal giornalismo televisivo a Minsk alla formazione classica al pianoforte, fino alla scelta di stabilirti in Italia: ti va di raccontare ai nostri lettori come nasce la tua identità artistica prima di entrare nel vivo delle tue ultime produzioni?
Sono di origini bielorusse, ma dopo tanti anni in Italia posso dire di essere diventata italiana con tutti i pregi e i difetti che questo comporta.  L’Italia è ormai il luogo in cui vivo, lavoro, sogno e costruisco i miei progetti.
Da bambina ho frequentato per otto anni la scuola musicale studiando pianoforte. All’epoca era quasi un passaggio obbligato per le “brave ragazze”: fu più una scelta dei miei genitori che una mia decisione personale. Non immaginavo di legare la mia vita alla musica; mi attirava molto di più la scrittura. Non a caso, in seguito mi sono laureata in giornalismo e ho lavorato nel mondo dell’informazione televisiva a Minsk.
Le circostanze geopolitiche e le condizioni del mercato mi hanno poi portata a scegliere di trasferirmi all’estero. Ho scelto l’Italia perché già collaboravo con realtà italiane nell’ambito degli scambi commerciali. In quel periodo non mi occupavo né di musica né di scrittura, almeno non in modo professionale. Eppure sentivo dentro di me una vena creativa, una necessità espressiva rimasta a lungo in silenzio.
Con il tempo ho accumulato esperienze di vita, incontri, domande, emozioni e storie. Circa due anni fa tutto questo bagaglio “dormiente” è esploso: prima attraverso la poesia, poi attraverso la musica. Ho iniziato a scrivere nella mia lingua madre, il russo, e successivamente anche in italiano, la lingua del Paese in cui vivo..
A quel punto è tornato utile anche il mio percorso musicale giovanile. Ho scelto la musica come veicolo per far vivere e far arrivare le mie poesie alle persone. Così è nata, quasi naturalmente, una nuova dimensione di me: quella di autrice e produttrice di brani.

Il tuo percorso si sta concretizzando nell'ambizioso progetto “Un bacio di fortuna” (30 inediti per 30 voci diverse): qual è il nucleo tematico e il messaggio al centro di questo nuovo tassello musicale?
Ogni canzone ha un proprio mondo: cambiano le voci, i mood, i generi musicali e le atmosfere. Ci sono sfumature pop, elettroniche, più intime, notturne o luminose. Eppure tutti i brani sono legati da una mia precisa regia artistica e da una visione comune della natura umana.
Al centro c’è il nostro sentire: il buio e la luce che portiamo dentro, le speranze, le paure, i dolori, l’amore e tutto ciò che ci rende fragili e veri. Mi interessa soprattutto quello che chiamo “l’inespresso”: qualcosa che custodiamo dentro di noi ma che spesso non riusciamo a nominare, spiegare agli altri o perfino comprendere fino in fondo.
Vorrei che questa antologia musicale potesse diventare uno strumento di riconoscimento: ascoltare una canzone e pensare “questa emozione parla anche di me”. Se un brano riesce ad aiutare qualcuno a capirsi meglio o a trovare le parole per raccontare i propri sentimenti a un’altra persona, allora il progetto ha raggiunto il suo senso più profondo.

Nei tuoi testi affronti spesso i bivi dell'esistenza, la fragilità dei grandi passaggi d'epoca e l'urgenza di ricostruire: che tipo di suggestioni ed emozioni speri di trasmettere all'ascoltatore attraverso questa canzone?
Attraverso questa canzone, e più in generale attraverso i miei testi, spero innanzitutto che l’ascoltatore possa riconoscersi. Vorrei che chi ascolta sentisse di non essere solo davanti ai propri bivi, alle proprie fragilità, ai cambiamenti che talvolta fanno paura o lasciano senza parole.
La musica può creare uno spazio intimo di comprensione: può dire con una melodia, un’immagine o una frase ciò che spesso facciamo fatica a spiegare razionalmente. Se qualcuno ascoltando un mio brano pensa: “Anch’io provo questa cosa, ma non sapevo come dirla”, allora quella canzone ha trovato il suo significato.
Mi piacerebbe che le mie canzoni diventassero piccoli strumenti per conoscersi meglio, accogliere le proprie emozioni e magari riuscire a raccontarle a un’altra persona. Per me questa è una delle funzioni più profonde della musica: trasformare ciò che è confuso o inesprimibile in qualcosa che può essere condiviso.

Per realizzare questo mosaico discografico hai intrapreso uno straordinario lavoro di ricerca e scouting online: dal tuo punto di osservazione, che giudizio dai dell'attuale scena indipendente italiana e del fermento dei nuovi talenti?
Dal mio punto di osservazione, la scena indipendente italiana è piena di talenti nascosti che meritano di essere scoperti, ascoltati e valorizzati. Ho incontrato online molte voci interessanti: alcuni artisti scrivono e producono anche i propri brani, altri si dedicano soprattutto alle cover. Spesso però scelgono di cantare in inglese, perché percepiscono l’italiano come una lingua meno internazionale o addirittura “provinciale” per il pop contemporaneo e per i generi più sperimentali.
Io credo invece che la lingua italiana possa essere una lingua moderna, elegante e assolutamente capace di dialogare con le sonorità internazionali. Il punto non è rinunciare alla propria lingua per sembrare contemporanei ma costruire produzioni solide, coraggiose e di qualità, capaci di portare l’italiano dentro l’ambient pop, il synth-pop, l’elettronica e altre nuove direzioni sonore.
Il problema principale per molti artisti emergenti non è la mancanza di talento. È la difficoltà di emergere da soli. Oggi, per far notare anche un solo brano, non basta saper cantare — o persino scrivere e produrre musica. Servono competenze nell’arrangiamento, nella produzione, nella gestione dei diritti, nella distribuzione digitale, nella sincronizzazione, nella promozione stampa e online, nei social media e nella costruzione di una strategia costante.
È un carico di lavoro enorme che richiede tempo, conoscenze e risorse finanziarie. Inoltre, non basta una singola uscita: il mercato chiede continuità, presenza e risultati. Spesso il sistema comincia a sostenerti soltanto quando, da sola o da solo, sei già riuscito a “fare dei numeri”. E proprio qui sta la difficoltà più grande: riuscire a farsi notare.
Per questo credo molto nella collaborazione. È una leva che, secondo me, viene ancora sottovalutata. Con Un bacio di fortuna ho scelto di puntare proprio su questo: unire voci, competenze, sensibilità e percorsi diversi attorno a una stessa visione artistica. Tutti insieme, per dare più forza alla musica cantata in italiano e prodotta con standard di qualità internazionali. Se un brano trova il suo pubblico e riesce a crescere, il beneficio non è soltanto individuale: può dare visibilità, fiducia e nuove possibilità a tutti coloro che hanno contribuito a crearlo

Grazie per il tempo che ci hai dedicato! Per salutarci, con sei EP in programma per completare l'opera, quali saranno le prossime tappe del tuo cammino artistico?
Un bacio di fortuna proseguirà fino al completamento dei sei EP previsti ma nel frattempo il progetto ha già aperto nuove strade. Grazie a questa esperienza ho incontrato alcune cantanti con cui desidero continuare a collaborare incidendo nuovi singoli in lingua italiana.
Sto inoltre lavorando a un progetto simile sviluppato tra lingua italiana e lingua russa. Non mi fermo, perché sento che questo è soltanto l’inizio di un cammino creativo più ampio. Invito chi mi ascolta a seguire le prossime uscite e a cercare dentro questo ventaglio di brani la canzone che sente più vicina a sé. Ogni pezzo racconta un’emozione diversa, e forse c’è una storia che aspetta proprio il suo ascoltatore.  Grazie di cuore, e vi aspetto.