Attrice, cantautrice e narratrice poliedrica, Titta presenta il suo nuovo singolo "Neurodivertente", un brano che affronta il tema del funzionamento personale e della neurodivergenza attraverso la lente dell'autoironia e della tenerezza verso se stessi. In questa intervista a Odalis News, l'artista riflette sulla complessità umana, sulle sfide della scena indipendente italiana e anticipa l'universo del suo prossimo album, FUORI ASSE - carta celeste per stelle inclinate.
Ciao Titta, benvenuta su Odalis News! Per chi ancora non ti conosce a fondo, come ti descriveresti come persona e artista prima di addentrarci nella tua musica?
Domanda difficile, perché credo di essere una di quelle persone che fanno molta fatica a stare dentro una definizione sola!
Sono curiosa, emotiva, ironica, a volte tremendamente disordinata e contraddittoria. Ho mille idee, mille interessi e una certa difficoltà a decidere quale seguire per prima. E forse è anche per questo che, nel corso della mia vita, ho cercato tanti modi diversi di esprimermi.
Sono un'attrice, una cantautrice, lavoro con il teatro e la formazione, amo scrivere e inventare storie. Per molto tempo ho pensato che questa varietà di interessi fosse una specie di dispersione, che prima o poi avrei dovuto scegliere una strada e percorrerla senza troppe deviazioni.
Oggi, invece, comincio a pensare che sia proprio questo il filo conduttore di tutto quello che faccio: mi piace raccontare. Cambiano gli strumenti, ma il desiderio è sempre lo stesso.
Come persona sono una che si entusiasma facilmente, che si mette continuamente in discussione e che qualche volta si complica la vita più del necessario. Mi piace ridere, soprattutto di me stessa, anche se non sempre ci riesco al primo tentativo!
Come artista cerco di portare nelle mie canzoni questa stessa complessità, senza fingere di avere tutte le risposte. Mi interessano le persone, le loro fragilità, le contraddizioni, le scelte che fanno e quelle che non hanno il coraggio di fare.
E credo che, in fondo, Titta sia proprio questo: il modo che ho trovato per dare voce a tutte le versioni di Letizia che convivono dentro di me.
Con "Neurodivertente" metti a fuoco uno sguardo fuori dagli schemi: qual è il messaggio e il cuore pulsante di questo nuovo singolo?
Credo che il cuore di Neurodivertente sia il desiderio di raccontare la diversità senza trasformarla necessariamente in un problema da risolvere. Una cosa che cerco di fare ogni giorno anche con me stessa, non sempre con successo.
È una canzone nata da alcune riflessioni molto personali sul mio modo di funzionare, sulle difficoltà che incontro nella vita quotidiana, ma anche su quegli aspetti di me che, pur complicandomi spesso l'esistenza, contribuiscono a rendermi quella che sono.
Volevo raccontare tutto questo attraverso l'ironia, perché credo che imparare a ridere di se stessi, quando ci si riesce, sia anche un modo per guardarsi con maggiore tenerezza. Non significa minimizzare le difficoltà, ma concedersi la possibilità di non vivere ogni imperfezione come una colpa. Anche qui ho ancora molto da imparare, ma vabbè!
Viviamo in una società che tende a classificare tutto, a stabilire cosa sia normale, cosa funzioni correttamente e cosa invece debba essere aggiustato. E a volte finiamo per guardarci attraverso quelle stesse categorie, dimenticando che una persona è sempre molto più complessa di qualsiasi definizione.
Con Neurodivertente non voglio dire che essere diversi sia necessariamente facile o meraviglioso. Vorrei piuttosto suggerire che possiamo imparare a conoscerci senza giudicarci continuamente, riconoscendo le nostre difficoltà senza lasciare che diventino l'unica cosa che vediamo di noi.
E soprattutto che, qualche volta, quello che consideriamo un difetto può essere semplicemente una caratteristica che dobbiamo ancora imparare a comprendere. È una riflessione che mi ha regalato il mio amico e collega Armando Di Lillo, che ha curato la realizzazione di diversi videoclip del mio album, e che trovo particolarmente preziosa.
È un pezzo che unisce riflessione, ironia e autenticità: quali sensazioni speri che arrivino a chi ascolta e decide di immergersi nella tua orbita?
La prima cosa che spero è che chi ascolta si diverta! Perché, insomma, ho chiamato la canzone Neurodivertente: sarebbe un po' imbarazzante se non riuscisse almeno a strappare un sorriso!
Ma al di là dell'ironia, mi piacerebbe che qualcuno ascoltandola si riconoscesse in una frase, in una situazione, magari in una di quelle piccole contraddizioni quotidiane che spesso ci fanno sentire inadeguati.
Penso a tutte le volte in cui ci rimproveriamo per qualcosa che non siamo riusciti a fare, per un impegno dimenticato, per un progetto lasciato a metà, per non essere stati capaci di comportarci come ci aspettavamo da noi stessi. A volte siamo talmente abituati a guardarci attraverso ciò che non funziona da dimenticare tutto il resto.
Non vorrei che questa canzone dicesse a qualcuno come deve sentirsi o che cercasse di convincerlo che ogni difficoltà nasconda necessariamente un dono. Non lo penso e sarebbe poco sincero.
Mi piacerebbe, piuttosto, che per qualche minuto chi la ascolta potesse guardare alle proprie stranezze con un po' meno severità. Magari ridere di una situazione in cui si riconosce, senza per questo sminuire quanto possa essere faticosa.
E poi spero che arrivi anche a chi non si riconosce affatto in queste esperienze. Perché credo che l'ironia possa essere un modo bellissimo per avvicinarsi a qualcosa che non conosciamo, incuriosirci e provare a comprenderlo.
Se alla fine del brano qualcuno sorriderà pensando «Oddio, ma questa sono io!» e qualcun altro penserà «Non avevo mai considerato che si potesse vivere così», per me sarà già un risultato meraviglioso.
Se poi gli verrà anche voglia di riascoltarla, anche solo per il ritmo travolgente, non mi offenderò di certo!
Da artista indipendente che ama la libertà espressiva e il contatto reale con chi ascolta, come vedi lo stato di salute dell'attuale scena indie italiana?
Credo che la scena indipendente italiana sia contemporaneamente piena di possibilità e tremendamente complicata.
Da una parte, oggi abbiamo strumenti che fino a qualche anno fa sarebbero stati impensabili. Possiamo pubblicare musica senza passare necessariamente attraverso una grande etichetta, raggiungere persone dall'altra parte del mondo e sperimentare mantenendo una libertà creativa enorme.
Dall'altra, però, questa accessibilità ha creato un mercato affollatissimo, nel quale riuscire a emergere è diventato difficilissimo. Perché c'è una bella differenza tra avere la possibilità di pubblicare musica e avere realmente la possibilità di farla ascoltare.
La promozione richiede investimenti economici, competenze, tempo ed energie che spesso, per un artista indipendente, diventano difficili da sostenere. È anche per questo che considero prezioso poter contare su una squadra di professionisti come Red&Blue, che mi sta affiancando in questa impresa. Dietro una canzone non c'è soltanto chi la scrive, la interpreta e la produce, ma anche chi lavora per farla arrivare alle persone.
E poi c'è il rapporto con i numeri. Streaming, visualizzazioni, follower: sono strumenti utilissimi, ma a volte ho la sensazione che rischino di diventare l'unico parametro con cui misuriamo il valore di una canzone.
Io credo invece che esistano brani meravigliosi che semplicemente non hanno ancora incontrato il loro pubblico. E che un artista non debba necessariamente diventare virale per avere qualcosa di importante da raccontare.
La sfida è trovare un equilibrio tra le esigenze del mercato e la propria identità artistica, senza lasciare che siano soltanto gli algoritmi a decidere la direzione della nostra creatività.
Non penso che la musica indipendente italiana sia in cattiva salute dal punto di vista artistico, anzi! C'è tantissimo talento. Quello che mi preoccupa è quanto sia difficile trasformare questa ricchezza in un percorso sostenibile.
Perché la libertà di creare è meravigliosa. Ma sarebbe bello che fosse accompagnata anche dalla possibilità concreta di continuare a farlo.
Grazie per essere stata con noi! Per chiudere, quali sono i progetti futuri, i live o le novità all'orizzonte su cui sei al lavoro?
Intanto grazie a voi per avermi dato la possibilità di raccontarmi!
In questo momento sto lavorando a tante cose, forse anche troppe, ma ormai credo che sia abbastanza evidente che fare una cosa alla volta non sia esattamente il mio talento principale!
Il progetto più importante è sicuramente FUORI ASSE - carta celeste per stelle inclinate, il mio nuovo album. È un lavoro a cui tengo moltissimo, perché raccoglie canzoni nate in un periodo particolarmente intenso della mia vita e racconta tante sfaccettature di me, anche quelle che per molto tempo ho fatto fatica ad accettare.
Mi piace immaginarlo come una costellazione: ogni brano è una stella, con una propria storia e una propria luce, ma è soltanto guardandole tutte insieme che si riesce a intravedere il disegno completo.
Sto dedicando molta attenzione anche alla parte visiva del progetto. Negli ultimi mesi ho cominciato a sperimentare con l'intelligenza artificiale per realizzare alcuni videoclip animati, scoprendo un mondo creativo che mi entusiasma e che mi permette di dare forma a idee che, fino a poco tempo fa, non avrei saputo come realizzare.
E poi c'è il teatro, che resta uno dei miei grandi amori. Sto ragionando su come portare queste canzoni dal vivo attraverso uno spettacolo che non sia soltanto un concerto, ma che unisca musica, racconto e dimensione teatrale. Per il momento non ci sono date da annunciare, ma è una direzione nella quale mi piacerebbe molto andare.
Insomma, sto cercando di dare una forma concreta a tutte queste idee. Possibilmente senza aprire altri quattordici progetti nel frattempo, anche se non garantisco niente!
Del resto, come dico sempre, con un album che si chiama FUORI ASSE, sarebbe quasi sospetto procedere in linea retta... infatti ho anche iniziato a scrivere un libro sulla mia esperienza attuale qui in Egitto. Chissà.
