“Mosaico” il primo romanzo dello scrittore Stefano De Sanctis. Intervista


Oggi vi parliamo di “Mosaico”, il primo romanzo dello scrittore romano Stefano De Sanctis, pubblicato da CTL Editore, dedicato ai suoi due figli e ai tre nipoti.
 
Abbiamo intervistato lo scrittore per saperne di più sul nuovo romanzo.
 
Per rompere subito il ghiaccio, siamo curiosi di sapere come è avvenuto il tuo inizio da scrittore.
Mio padre è morto quando avevo undici anni, e io finii in collegio. La scrittura / diario fu allora, ho scoperto in seguito, il mio modo di curarmi da un lutto.
Da un certo punto in poi la scrittura è diventata, e tuttora è, un grande piacere.
È stata, certo, preceduta dalla lettura.
D’altra parte, raccontare storie pare sia la principale caratteristica che distingue noi umani da altre specie.
 
Come è nata l’idea per questo romanzo?
Avevo in mente la scena finale che, ovvio, qui non posso raccontare.
Da lì mi sono chiesto quali strade avessero percorso i diversi protagonisti per incontrarsi lì, in quel modo, con quella conclusione.
Vi ho incuriosito?
 
Il protagonista è Giulio, un giovane di trent’anni che a un certo punto si trova a dover cercare il padre, di solito poco presente ma stavolta proprio scomparso. Durante la ricerca dovrà fare i conti con il fatto che le diverse testimonianze che raccoglie gli restituiscono una figura del padre totalmente diversa da quella che credeva di conoscere.
 
Cosa legge Stefano De Sanctis? Quanti libri leggi in un anno?
Nell’adolescenza il battesimo della lettura è stato con tanti gialli Mondadori e tanta fantascienza Urania. Poi ho letto ogni genere. Di alcuni scrittori ho letto tutto: Kundera, Tabucchi, McEwan, Le Carrè, Gordimer.
 
Da quando ho scoperto “I versetti satanici” di Salman Rushdie mi sono convinto che il meglio della letteratura possa ancora venire dalle culture che si incrociano.
Solo per esemplificare che cosa intendo: l’autore di “Trust”, l’ultimo romanzo che ho letto – un ottimo romanzo di stile classico con una costruzione moderna - è Hernan Diaz, nato in Argentina, vissuto in Svezia e attualmente professore di letteratura in USA.
 
 
In Italia si leggono pochi libri. Un problema culturale?
È avvilente sapere – ultimo rapporto Censis – che il 60% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno.
Di sicuro è un problema culturale, la base è la scuola, e ci sono anche da considerare i cambiamenti epocali che sono avvenuti a velocità sorprendente: le storie non stanno più solo nei romanzi, oggi anche un videogioco racconta una storia e lì al giocatore può capitare di sentirsi forse più protagonista di un lettore.
Discorso complesso, sono decenni che si piange alla fine del romanzo, e probabilmente tutto quel che c’era da raccontare è stato raccontato, il romanzo è una forma espressiva “matura”. Penso che solo lo stile di scrittura possa fare la differenza rispetto software che evolvono rapidamente e che sono già in grado di imbastire una scaletta a partire da poche parole chiave. 
 
Stai lavorando ad un nuovo romanzo?
Ho in mente qualcosa ma non sto ancora scrivendo. Stavolta ho chiara la struttura ma non ancora una storia, se non per piccoli episodi al momento scollegati. Il divertimento starà nella costruzione passo passo e nel rendere coerente l’insieme.